giovedì 17 luglio 2008

Englaro: riflessione di un medico



Trovandomi spesso non nella situazione della Englaro, ma nelle situazioni di malati cronici gravi, dementi, neoplastici e terminali, la mia prima esperienza di medico è di essere chiamato ad amare, a condividere, a curare per alleviare le sofferenze nel massimo rispetto della vita qualsiasi essa sia vegetativa, semi vegetativa, coma vigile, stato di incoscienza. E come cristiano essere chiamato a servire l'ammalato nella speranza della guarigione. A chi crede la malattia chiede la dedizione di totale e l'amore per l'ammalato. In qualsiasi situazione si trovi va preservata la vita sino all'ultimo respiro, va servita la vita come si serve Dio, considerato che prima di tutto esiste un'anima in comunione con Dio, che vive nel corpo vegetativo. Sopprimerlo è come per l'aborto è lo stesso omicidio. E quest'anima è vivente, anche s enon si esprime. Non dimentichiamo il nostro essere cristiani nel curare gli ammalati. L'anima vive in un corpo vegetativo e rende gloria a Dio come l'ultimo che sappiamo divenire il primo a compimento del mistero della sofferenza del Cristo che si completa e realizza nella Chiesa sino ad oggi. Non possiamo permetterci di andare contro la volontà di Dio. Dio è vita eterna ed infinita che ha vinto la morte. E' un peccato gravissimo contro noi stessi, sopprimere una persona in qualsiasi stato di malattia si trovi. L'anima di Englaro ci rende salvi in virtù della sua sofferenza inconscia o conscia non lo sappiamo perché è insondabile il rapporto tra coscienza ed anima. Tra spirito e corpo. Allora mi viene spontaneo ringraziare Dio del dono di Englaro, come dei mie malati di tutti i giorni: Luigi demente, Marta schizofrenica, Alberta affetta da encefalite da virus della mucca pazza. Da Marcello una vita su una sedia a rotelle paraplegico. Tutti nella comunione dei santi della Chiesa corpo mistico che ci rende una cosa sola con Cristo Gesù, che ci ha riscattati dalla morte con la sua morte in croce per la vita eterna.

Englaro




intervento di Giancarlo Cesana:
Sia per quanto riguarda lo stato vegetativo persistente, sia per quanto riguarda tutta la procedura legale, sia per quanto riguarda la vita – il senso della vita - possiamo dire di essere empiricamente almeno incerti, cioè di essere in dubbio. Se vai a caccia e vedi muoversi qualcosa dentro un cespuglio e non sai se è un coniglio o un bambino, cosa fai? Spari? Don Giussani insegnava che la categoria più importante della ragione è la
categoria della possibilità, cioè che la ragione non ostacoli ciò che è possibile. Se è impossibile a me, ma è possibile ad altri, non ostacoli la possibilità degli altri. La Englaro, c’è chi è disposto a prenderla... Perché se la ragione nega la possibilità, la categoria della ragione diventa una misura inevitabilmente violenta sull’altro. Poi c’è una seconda questione che ha a che fare appunto con questa categoria della possibilità, che bisogna capire, per comprendere come si è sviluppata la medicina come oggi la conosciamo: Qual’è il senso della malattia? Di fronte a un caso come quello della Englaro – l’ha detto il Dott. Achilli quando ha cominciato – uno si domanda qual è il senso di questa cosa che è successa. Domandarsi il senso di quello che succede non vuol dire spiegare tutto, ma domandarsi che cosa c’entra con me, che cosa c’entro io con questa persona. Perché il senso delle cose è il rapporto che c’è tra di loro. Che le cose abbiano un senso non vuol
dire che le cose sono messe a caso e quindi sono una indipendenti una dall’altra, ma che sono ordinate, che sono in rapporto. E domandarsi il senso di quello che succede, il senso di questo fatto, è domandarsi cosa centro io con questa qui? Con questa persona, con questo problema: cosa mi dice. Che poi è la domanda che si è posto l’Achilli sin dall’inizio. Uno che fa il medico, uno che fa l’infermiere, deve dirsi che cosa c’entra lui con chi ha davanti. Perché deve fare questo sforzo per intervenire per curarlo?
Già Shakespeare diceva:la vita è una lunga agonia; l’uomo è una specie mortale; alla fine muoiono tutti. Si aggiusta ciò che inevitabilmente si guasta. La medicina è nata non per la capacità di curare, ma esattamente per il contrario. Cioè è nata innanzitutto
come assistenza. La medicina occidentale, come la conosciamo noi da Ippocrate in avanti, era un’arte che era incapace di curare la gente. Tant’è vero che nell’epoca classica, prima del cristianesimo, gli ammalati venivano allontanati, mandati via, perché tra l’altro, se infettivi, erano pericolosi. Chi ha un po’ di dimestichezza con il Vangelo e la Bibbia, sa che i lebbrosi erano fuori dalla città. Col Cristianesimo sono incominciati a nascere gli ospedali, cioè gli ammalati sono cominciati ad essere assistiti. Questo perché si sapeva curarli? No! A Napoli c’è l’ospedale degli incurabili: veniva ospitata la gente che era incurabile. Erano incurabili nei primi secoli dopo Cristo esattamente come erano incurabili prima. Però si sono messi a curarli perché la malattia non è più stata vista come un ostacolo insormontabile alla vita. Perché il Cristo era risorto. Perché l’ultima parola sulla vita non è la morte. E’ quello che ha fatto nascere gli
ospedali, quello cha ha fatto nascere la medicina occidentale, che ha spinto gli infermieri a curare la gente che era pericolosa rischiando di morire (infatti gli infermieri erano i monaci, la gente religiosa, persone che dedicavano la vita all’assistenza agli ammalati).
Si è cominciato a comprendere la malattia non come qualcosa che nega, ma qualcosa che
imprevedibilmente afferma. Che è il problema per cui si fa… Ma la pietà da dove viene? Aver pietà di uno chè è fragile, che cosa vuol dire? Vuol dire riconoscere dentro questa fragilità un positivo. Quando ci stupiamo del cinismo che troviamo sui giornali per la malasanità, a riguardo della vita e del trattamento degli ammalati, da dove viene questo cinismo? Dal fatto che se la vita comincia a declinare, di senso non ce n’è più. Che la vita non c’entra più niente con me. E quindi non solo la si lascia andare, ma si può pensare attivamente di eliminarla.
Perché la ragion, e quando non accetta la categoria della possibilità, diventa violenta. La morte fa veramente paura. E questa paura va allontanata. Va allontanata dagli occhi e va allontanata come esistenza fisica, come ricordo. Il problema che solleva la Englaro è questo, non è un altro. E lo solleva per i medici e anche per i non medici.
Prima la dottoressa sottolineava il diritto alla salute. Il diritto alla salute non esiste. Io sono zoppo e posso pretendere tutti i diritti alla salute, ma resto zoppo. Quando hai il cancro il diritto alla salute non ce l’hai. Quando sai che devi morire il diritto alla salute è andato. E curarti vuol dire guardarti in un modo tale che sia più forte anche della impossibilità che ho di guarirti. Se no cosa ce ne facciamo degli ospedali. Che medicina è? E’ un meccanismo non è più una medicina.
“Per me conti solo se la mia azione su di te può essere efficace”. Mentre c’è un livello – il più frequente nella medicina – in cui l’azione del medico non è efficace. Certo ti fa resistere ti sostiene eccetera. E anche questo ha un senso.
Questo è il problema: che cosa è questo senso? Che cosa ci dice? Il senso che ha la malattia è proprio in questo.
Perché la ragione si spaventa così tanto? Perché cede e non regge questa categoria della possibilità? Non regge la possibilità? Perché non comprende – non comprende più, allontanandosi dalla cultura positiva della vita, da un sentimento positivo della vita - che il mistero non è un’astrazione, un fantasma: è concretamente presente. La mia vita e un mistero perché non me la sono data io. Ultimamente non so di cosa è fatta. C’è una corrente di pensiero che si chiama neocalvinismo, che dice che qualunque valutazione possiamo dare della libertà in fondo è già tutto determinato dalle reazioni chimiche che avvengono nelle cellule.
Esattamente come Calvino pensava che il destino dell’uomo fosse determinato indipendentemente da quello che lui facesse. E l’idea è quella: infatti la libertà non c’è più.
Perché la ragione si chiude? Perché quello che è la vita, non è più percepita come una presenza positiva. Le suore che assistono la Englaro dimostrano una speranza contro ogni speranza. Di fronte alla disperazione con cui si può guardare questa donna, queste continuano a sperare: le vogliono bene. Affermano che lei per loro vale. Questa è la presenza positiva! Vale con i figli che abbiamo, vale coi poveri, gli ammalati; vale con tutto. Questo è il cristianesimo, senza del quale non c’è più comprensione di tutto. Ricordate l’episodio del cieco nato? Una delle idee che c’erano della malattia nell’antichità è che fosse una maledizione. Che qualcuno fosse colpevole della malattia, tant’è vero che si andava dai preti a togliere il malocchio. Quando Gesu’ incontra il cieco nato gli chiedono chi abbia peccato – lui o i suoi genitori – per essere così. Gesù risponde con la prima affermazione chiara, che la malattia non deriva da un fatto di colpevolezza: non c’è peccato. Lui è cieco nato “perché si dimostrasse la gloria di Dio, perché si vedesse
che io sono capace di guarirlo”. Il senso della malattia è la vittoria sulla morte. La malattia ci fa vedere che siamo fragili, siamo destinati alla morte, dobbiamo passar attraverso la morte. Ma la morte non è tutto. Questo è il senso della malattia. Ma appunto senza Cristo è molto difficile affermare questo senso, anzi non si può. E infatti il venir meno di questo fa decadere il rispetto e l’amore per la vita. Non ci sono santi: La si giri come si vuol,e ma la questione è questa!
Per amare la vita, anche nel momento di maggiore fragilità, quando tutto sembra sia finito, bisogna avere quella “spe contra spem” di cui parlava san paolo, quella “speranza contro ogni speranza”. Se non si fosse fatto così, il progresso della medicina non ci sarebbe stato. Se non ci si fosse messi a curare gli ammalati a rischio della vita, con la speranza comunque che si potesse vincere – un senso di vittoria ultimo sulle cose, un senso positivo della storia e del mondo – se non ci fosse stato questo, la medicina non ci sarebbe. Perché la medicina è nata così: curando quelli che non si potevano curare e a poco a poco ha imparato. Da questo punto di vista, quando si dice che gli ammalati partecipano alla sofferenza di Cristo si dice proprio
questo: con la loro condizione gli ammalati ci richiamano a cercare di capire cosa siamo al mondo a fare. Che la Englaro sia viva così dopo 16 anni, significa che sono 16 anni che sta richiamando questa cosa. E non c’è solo lei, ce ne sono molti altri. Perché far finire questo richiamo?


lunedì 2 giugno 2008

"Oltre l'effetto serra" di Daniele Pasquali

L'autore del libro l'Ing. Daniele Pasquali con notevole esperienza di Direttore di aziende di servizi (gas, acqua, depurazione, trasporti, rifiuti), ed attualmente, ancora consigliere delegato, è appassionato ai problemi del clima e dell`energia.

"Quanto vale, e quanto influirà, la quota di calore artificiale
prodotta dall’uomo? E di quanto aumenterà la radiazione solare
assorbita, in relazione alla deforestazione e alla diminuzione
dell’albedo per effetto di retroazione? E di quanto diminuirà la
dispersione del calore nello spazio, per l’aumento dell’effetto serra
a causa della variazione artificiale della composizione chimica
dell’atmosfera? In generale a quale temperatura la superficie
planetaria ritroverà l’equilibrio? Intorno a queste domande questo
libro cerca di apportare approfondimenti importanti; esse oggi
purtroppo non trovano risposte complete e neppure sufficienti, ma
solo ipotetiche su basi più o meno sensate, perché la previsione
richiede valutazioni e calcoli estremamente complessi, non
contenibili in questo libro e non alla portata dell’autore, basati a
loro volta sulla previsione di lungo periodo di tre principali fattori:
le fonti energetiche che saranno utilizzate in futuro; l’evoluzione
demografica di lungo periodo; i tassi ipotizzabili di sviluppo
economico della popolazione del pianeta." (pag.8)


Caro Mek, ti ringrazio di aver scritto questo saggio sul tema dell'inquiamento ambientale causato dal consumo di energia, è bene che ciascuno si sensibilizzi e si interroghi sulle proprie responsabilità personali, sociali e politiche. Ed è bene che il problema sia scientificamente dibattuto, indiendentemente dalle ideologie, dagli interessi eonomici dele grandi compagnie petrolifere, o di altri interessi di supremazia politica. Ed è un dovere nostro conservare la bellezza del creato, come ci è stato donato. Sono fiducioso ed ottimista che prevarranno gli uomini di buona volontà.




mercoledì 28 maggio 2008

martedì 27 maggio 2008

Orthodox Music ♫ Voice of an Angel ♫ - (Manastir Ravanica)

Agni Parthene (Complete)



"Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre che è di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti."
(Efesini 4.4)

domenica 25 maggio 2008

Romano Il Melode: «La fede è amore per questo crea poesia e musica»



L'ha ricordato in maniera efficace Papa Ratzinger nell'udienza di mercoledì 21 maggio: «La fede è amore per questo crea poesia e musica». Mi ha profondamente colpito il kontakion di Romano il melode per il Venerdì di Passione: è un dialogo drammatico tra Maria e il Figlio, che si svolge sulla via della croce. Dice Maria: «Dove vai, figlio? Perché così rapido compi il corso della tua vita?/ Mai avrei creduto, o figlio, di vederti in questo stato,/ né mai avrei immaginato che a tal punto di furore sarebbero giunti gli empi/ da metterti le mani addosso contro ogni giustizia». Gesù risponde: «Perché piangi, madre mia? [...]. Non dovrei patire? Non dovrei morire?/ Come dunque potrei salvare Adamo?». Il figlio di Maria consola la madre, ma la richiama al suo ruolo nella storia della salvezza: «Deponi, dunque, madre, deponi il tuo dolore:/ non si addice a te il gemere, poiché fosti chiamata "piena di grazia"» (Maria ai piedi della croce, 1-2; 4-5).



Ratzinger conclude l'udienza con questo messaggio ed invito che entra nel cuore di ciascuno di noi fedeli."Questo grande poeta e compositore ci ricorda tutto il tesoro della cultura cristiana, nata dalla fede, nata dal cuore che si è incontrato con Cristo, con il Figlio di Dio. Da questo contatto del cuore con la Verità che è Amore nasce la cultura, è nata tutta la grande cultura cristiana. E se la fede rimane viva, anche quest’eredità culturale non diventa una cosa morta, ma rimane viva e presente. Le icone parlano anche oggi al cuore dei credenti, non sono cose del passato. Le cattedrali non sono monumenti medievali, ma case di vita, dove ci sentiamo "a casa": incontriamo Dio e ci incontriamo gli uni con gli altri. Neanche la grande musica – il gregoriano o Bach o Mozart – è cosa del passato, ma vive della vitalità della liturgia e della nostra fede. Se la fede è viva, la cultura cristiana non diventa "passato", ma rimane viva e presente. E se la fede è viva, anche oggi possiamo rispondere all’imperativo che si ripete sempre di nuovo nei Salmi: "Cantate al Signore un canto nuovo". Creatività, innovazione, canto nuovo, cultura nuova e presenza di tutta l’eredità culturale nella vitalità della fede non si escludono, ma sono un’unica realtà; sono presenza della bellezza di Dio e della gioia di essere figli suoi." E' un grande invito ed una grande speranza che la nostra fede nata dal cuore che si è donato a Cristo nasca una una nuova cultura che si incarni nel tempo moderno. Cercando notizie di Romano Melode mi sono incontrato con la liturgia bizantino ortodossa e da qui al video che ho postato da You Tube


Musica bizantina Agni Partene

Arcobaleno


Quando compare luminoso come l'altra sera, dopo il temporale mi si riempie il cuore di gioia, perchè è il segno visibile dell'alleanza tra Cielo e Terra. Allora oltre che gioia è speranza che la vita sarà ancora più bella, e dopo ogni tribolazione c'è il dono dei sette colori in cui si scompone e ricompone l'anima in armonia con il cielo azzuro.

venerdì 23 maggio 2008

Lasciate che i bambini vengano a me


Commento al Vangelo di : Erma (2° secolo) Il Pastore, parabola 9, 24.29 ; SC 53, 341
« Lasciate che i bambini vengano a me..., perché a chi è come loro appartiene il Regno di Dio »Il pastore mi mostrò un monte dove le erbe erano verdi e ridenti; tutto era florido, e i greggi insieme agli uccelli vi trovavano il loro cibo. Mi disse: «I credenti venuti da quel luogo sono sempre stati semplici, innocenti, felici, senza alcun risentimento gli uni contro gli altri, bensì al contrario sempre contenti dei servi di Dio. Rivestiti del santo spirito dei vergini, pieni di compassione per tutti gli uomini, hanno sovvenuto con il sudore della fronte ai bisogni di tutti i simili, senza mormorazione né esitazione. Vista la loro semplicità e il loro candore infantile, il Signore ha fatto prosperare tutto il lavoro delle loro mani e ha benedetto tutte le loro imprese... Voi tutti che agite così, rimanete come siete e la vostra prosperità non scomparirà mai...»


Poi mi mostrò un bel monte bianchissimo: «Qui i credenti assomigliano a dei bambini che non hanno la minima idea del male; come loro, non hanno mai saputo ciò che è la cattiveria, ma hanno sempre custodito l'innocenza dell'infanzia. Certo questi uomini andranno ad abitare nel Regno di Dio, perché non hanno violato i comandamenti di Dio, e hanno perseverato ogni giorno della loro vita nel candore e nei sentimenti dell'infanzia. Voi tutti che persevererete in questa via e sarete, «come dei bambini», senza malizia, sarete glorificati più degli altri, poiché tutti i bambini sono gloriosi davanti a Dio e sono i primi per lui. Quindi beati voi che respingerete la malizia per rivestirvi dell'innocenza; per primi, vivrete per Dio.

Semplici, innocenti, felici, senza malizia, solo tu Madre di Dio puoi farci rinascere bambini, mantenerci bambini, docili e obbedienti allo Spirito Santo, è questa la via. La coscienza di sè è trasferita nella volontà di Dio, come nei bimbi la coscienza di sè è trasferita nella coscienza della loro madre.

sabato 3 maggio 2008

Tramonto al lago


E' stato un piacere rivederti Mek e sostare in riva al lago al tramonto del sole tra nuvole che quasi si protendono ad abbracciarci, ripensando ai momenti più significativi della nostra vita. Che coincidenza 36 anni Cecilia e 18 anni Martina. A loro doniamo tutto il nostro amore perchè hanno la responsabilità di rinnovare la vita fidandosi del nostro aiuto sempre presente. Sono solo passati quattro mesi che ci hai lasciato, e sembrava un 'eternità. Quanto mi è spiaciuta la tua partenza, ma ti sono sempre vicino e vedo che stai bene. Coraggio Mek, Silvana prematuramente rapita al Cielo, è sempre con noi. Spesso mi rivedo vicino al suo capezzale quando era in rianimazione, in intensa preghiera e questo mi da sempre tanta pace. Ci ha resi migliori, ha accresciuto il nostro amore, quale segno più grande del suo sacricio. Intanto sei sempre attivo, anche se sei in pensione e questo è molto importante. Io invece ho la grazia di poter lavorare sino a 70 anni e spero oltre, come mi augurano i pz che mi vogliono bene. Ogni mattino al risveglio il mio cuore va ai più gravi ed ogni sera li affido alla protezione di Maria. Vedo che il Signore aiuta. E avrò modo di rendere testimonianza di tante situazioni. In questo periodo vivo dei momenti di particolare felicità, anche le più piccole cose mi rendono felice come il tramonto trascorso con te, o la fioritura dai colori sgargianti che la natura ti porge per invitarti a fare festa alla vita che si rinnova. Pensa che mi rende felice anche ascoltare la musica country che il mio amico Fausto mi ha fatto conoscere, è bellissima quella di Bruce Springsteen: Magic. Ed è con le sue note nel cuore che ti abbraccio con tanto affetto.

martedì 29 aprile 2008

Sciare un'esperienza mistica


Solitamente scio tutto l'inverno, ma in questa stagione per motivi di salute della mamma di Alma ho trascorso tutte le domeniche per quattro mesi a casa in compagnia di mia moglie e di sua mamma ammalata. Ma non credevo di finire la stagione sciistica in questo sorprendente modo. Ho ricevuto l'invito all'ultimo minuto dal mio amico che mi sta finendo di costruire la mansarda per Alma da cui si vede uno spettacolare scenario su tutto il lago maggiore, con una compagnia che aveva programmato il week end a Sass Fee. Così inaspettatamente, come un dono ed una sorpresa ho trascorso la chiusura della stagione sciistica a Sass Fee nel più felice dei modi: un dono stupendo, sotto i ghiacciai a 3700 m. Sciare per me questa volta è stata un'esperienza mistica. Durante la salita sulle cabinovie stavo raccolto in preghiera con te Signore parlandoti di tutte le cose che sono nel mio cuore, i miei cari, i miei pz, il mio amore infinito per Te. Mi sono sentito felice tra cielo e terra. Mi sembrava di volare sulle piste larghe, quasi deserte, disegnare con gli scii sulla neve la gioia e la libertà della vita. Ho potuto finalmente ascolatre in MP3 i dieci indispensabili di Fausto che mi sono piaciuti tantissimo ed hanno aggiunto gioia ad una gioia più grande. Attimi di indicibile felicità, dove dal cuore esce un grande grazie a Te Dio di avermi creato, e donato questi attimi di felicità immensa, e questi veri grandi fratelli. Senza alcun merito, nella coscienza della mia nullità. Questi attimi di felicità più grandi di me mi hanno convinto ancora di più del tuo Regno grande infinito e meraviglioso, che non finisce mai di stupirti, dandomi la speranza già oggi che è possible vivere le tue promesse Signore!