"SE LA TERRA TREMA" In un libro la nascita della protezione civile in Italia In questo numero diamo più spazio al terremoto, con un ricordo per chi non c'è più. "Non è il terremoto che fa vittime, sono gli edifici che l'uomo ha costruito che crollano a causa delle scosse": sono parole di Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, da me intervistato durante la stesura del libro "Se la terra trema", edizioni Il Sole 24 Ore. E ribadiva: "Sono gli edifici costruiti male che uccidono, non i terremoti, quindi costruiamo bene gli edifici". Il massimo vulcanologo italiano, che abbiamo visto molte volte in televisione a commentare il terribile terremoto dell'Abruzzo, diceva una verità incontrovertibile, ma disattesa dai più. A una domanda che gli feci a bruciapelo nella vasta e tecnologicamente attrezzata sede dell'Istituto, "Dove è previsto il prossimo terremoto?", rispose con sicurezza: "...sarà lungo l'Appennino, fra la Liguria e la Calabria, dall'Abruzzo in giù potrebbe essere molto forte, di magnitudo attorno a sette come quello dell'Irpinia...". Un terremoto annunciato, quindi: era il 2006 e il libro usciva a trent'anni dal terremoto del Friuli (6 maggio 1976, un migliaio di vittime) e a ventisei anni dal terremoto dell'Irpinia (23 novembre 1980, 2.735 morti). Il lettore mi scusi se per una volta parlo in prima anziché in terza persona, ma i giorni che stiamo vivendo mi fanno riandare con il pensiero ai tanti incontri avuti in quella occasione e alle tante verità dette dai miei interlocutori, verità che tornano a galla oggi, sopìte per anni. Negli ultimi sei secoli l'Italia ha conosciuto oltre quattrocentotrenta terremoti di una certa gravità, cioè uno ogni quattordici mesi. Siamo un Paese a rischio sismico, ma come già allora mi avevano detto tutti gli esperti, si può indicare "dove" si manifesterà un giorno o l'altro un terremoto, non si può prevedere "quando". Il Friuli e l'Irpinia, grazie alla tenacia del varesino Giuseppe Zamberletti, più volte commissario, sottosegretario e ministro alla protezione civile, hanno permesso al nostro Paese di avere una moderna e capillare rete di protezione civile, considerata fra le migliori del mondo. Ma, come aveva ricordato Zamberletti, non furono i due terremoti vicini nel tempo a convincere i politici della necessità di dare vita a un sistema nuovo: "Il fattore determinante che portò alla costituzione del Dipartimento della Protezione civile presso la Presidenza del Consiglio fu la tragedia di Vermicino del giugno 1981. Coinvolse una sola persona, un bambino di otto anni caduto in un pozzo artesiano, ma questo evento, purtroppo conclusosi in tragedia, mobilitò l'attenzione dell'intero Paese". E nacque la Protezione civile, con prima sede in via Ulpiano a Roma, dove ancora lavora molto bene il sottosegretario Guido Bertolaso con il suo avanzatissimo staff. Anche Bertolaso fu prodigo di consigli che sembravano scontati ma non lo erano, alla luce dei fatti odierni: previsione, prevenzione e solo in ultimo protezione civile. Sul problema sollevato da molti circa l'assenza di un esercito regolare in Italia, che in Friuli e in Irpinia aveva costituito un impianto efficace di primo intervento, aveva dichiarato: "Non servono cinquantamila soldati, che non sanno come spostare le macerie o altro, servono cinquemila esperti che sappiano fare il lavoro dei cinquantamila". Ci fermiamo qui, anche se le previsioni dei nostri interlocutori furono tante e preziose e ci piacerebbe ricordarle tutte. Ricordo solo alcune persone e la loro disponibilità a ricevermi e a darmi tutte le informazioni di cui erano in possesso: Francesco Cossiga, Giuseppe Zamberletti, Guido Bertolaso, Enzo Boschi, Elvezio Galanti, Lorenzo Alessandrini. E poi i protagonisti del Friuli: Ivano Benvenuti, sindaco di Gemona, Antonio Martini, Gianfranco Moretton, Vittorio Meloni. E i protagonisti della Campania e della Basilicata: Rosanna Repole, sindaco di Sant'Angelo dei Lombardi, Rosa D'Amelio, sindaco di Lioni, Mario Sena, Umberto Siola... L'esperienza dolorosa da loro vissuta sul campo è stata preziosa per chi è venuto dopo? I dubbi restano, soprattutto quando si vedono le costruzioni fatte con la sabbia anziché con i criteri antisismici. Non vogliamo più piangere morti inutilmentedi: Alma Pizzi
